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LA PSICHIATRIA MODERNA VISTA CON GLI OCCHI DI UN CARABINIERE: PSICHIATRI E PSICOFARMACI FINALMENTE MESSI A NUDO PER QUELLO CHE SONO. L'UNICO LIBRO IN ITALIA CHE VI DICE CHIARAMENTE COSA SIANO VERAMENTE LA PSICHIATRIA E GLI PSICOFARMACI. COME LIBERARSI DA QUESTE DROGHE LEGALIZZATE E RICOMINCIARE A VIVERE, ANCHE ATTRAVERSO UN RINNOVATO REGIME ALIMENTARE. PSICOFARMACI ALLA GUIDA, PSICOFARMACI AI BAMBINI, PSICOFARMACI AGLI ANZIANI...C'E' TANTO, TANTO DA LEGGERE. UNA VERA BIBBIA DEL SETTORE. ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE. IL LIBRO CHE STA AIUTANDO MIGLIAIA DI PERSONE AD USCIRE DALLA DIPENDENZA DEGLI PSICOFARMACI. PER ORDINARE: COSTO EBOOK 16 EURO, COSTO CARTACEO 30 EURO (COMPRESA SPEDIZIONE). Dati beneficiari a mezzo BONIFICO BANCARIO Beneficiario: Pietro Eupremio Maria Bisanti Conto di accredito: IT95X0760105138200717600721 Banca e filiale: ENTE POSTE ITALIANE, VIALE EUROPA, 175 - 00144 - ROMA. Dati beneficiari a mezzo RICARICA POSTEPAY Beneficiario: Pietro Eupremio Maria Bisanti Codice fiscale: BSNPRP75S24F205O Numero carta postepay: 5333-1710-0229-5513. NELLA CAUSALE INSERIRE LA PROPRIA EMAIL NEL CASO DI ORDINE DI EBOOK O L'INDIRIZZO COMPLETO NEL CASO DI ORDINAZIONE DI LIBRO CARTACEO. NEL SOLO CASO DI PAGAMENTO A MEZZO POSTEPAY, SCRIVERE LE SUDDETTE INFORMAZIONI A: PIETROBISANTIBLOG@GMAIL.COM. PER QUALUNQUE, ULTERIORE INFORMAZIONE SCRIVICI SEMPRE A PIETROBISANTIBLOG@GMAIL.COM. SOSTIENICI INOLTRE, SE PUOI, CON UNA DONAZIONE!

NO ALLA PSICHIATRIA

Battiamoci per un mondo senza psicofarmaci, dove i disagi di natura psichiatrica vengono investigati attraverso l'analisi delle cause organiche/psicologiche del singolo individuo, e non attraverso la somministrazione anche coatta di vere e proprie droghe legalizzate.
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Maresciallo Capo dell'Arma dei Carabinieri (dal 24.09.1994 al 31.12.2017), ora docente ufficiale della prima scuola privata igienista italiana "Health Science University", attivista per i diritti umani, vegano-crudista e strenuo difensore dei diritti degli animali, da 14 anni si occupa in chiave igienista della correlazione fra alimentazione e malattia, con particolare attenzione alla salute mentale nonché all'utilizzo delle molecole più demoniache e distruttive mai inventate dall'uomo: gli psicofarmaci. L'intento di questo blog non è fornire indicazioni di natura medica, bensì quelle informazioni che possano essere utilizzate per effettuare delle scelte personali e consapevoli, soprattutto in ambito psichiatrico. NOTA BENE: QUESTO SITO RIFLETTE IL PENSIERO ESCLUSIVO DEL SUO AUTORE E NON HA ALCUN COLLEGAMENTO ED/O ESPRIME CONSIDERAZIONI IN NOME E PER CONTO DELL'ARMA DEI CARABINIERI

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martedì 31 dicembre 2013

AMMAZZA MOGLIE, FIGLIA, SUOCERA E POI SI SUICIDA: ANTIDEPRESSIVI, LO SO CHE SIETE VOI.

(ASCA) – Torino, 31 dic – Ha sparato alla moglie, alla figlia, alla suocera, poi ha avvertito i carabinieri e si e’ conficcato un coltello nello stomaco, ed e’ morto anche lui poco dopo il ricovero in ospedale. Tragedia a Collegno, popoloso comune alle porte di Torino, alimentata dalla crisi economica e dalla depressione. Una famiglia, comet tante altre, quella di Daniele Garattini, 57 anni, agente di commercio. Persino una casa al mare dove trascorrere le vacanze. ”Dieci giorni fa mi aveva confidato la sua preoccupazione per aver perso il lavoro”, racconta Gianni Pesce, vicino di casa ed ex assessore del comune torinese. Garattini era agente di commercio per conto della Benetton che pero’ aveva deciso di recente di ristrutturare la rete. L’uomo, non ancora pensionabile, con una figlia universitaria di 22 anni, Giulia, e i genitori anziani, sarebbe stato schiacciato prima dall’angoscia di non poter mantenere il suo livello di vita, pur potendo contare ancora su qualche risparmio, poi dalla depressione: a quanto risulta si sarebbe anche rivolto a un medico. A far precipitare la situazione probabilmente l’atmosfera di festa di questi giorni e il capodanno i coniugi Garattini avevano deciso di trascorrerlo in famiglia. Ma questo pomeriggio, poco prima delle 14, l’uomo ha deciso di farla finita, non si sa se per effetto di una discussione o dopo averlo programmato: ha esploso sei colpi, di una pistola calibro 7,65 regolarmente denunciata, alla moglie Letizia Maggio, 54 anni, impiegata alla Lavazza, attiva anche politicamente; alla suocera Daria Maccari, di 84 anni, uccise sul colpo, e alla figlia, che, subito soccorsa e’ morta poco dopo in ospedale. Quindi, la telefonata ai carabinieri: ”Ho ucciso la mia famiglia” e l’ultimo gesto contro se stesso.

Fonte: www.sardiniapost.it


COMMENTO

Una persona perde il lavoro e quindi perde la testa e stermina la propria famiglia?

Quando il mondo si sveglierà dal torpore e capirà che basta una compressa delle classi degli antidepressivi SSRI e SNRI (rispettivamente selettore della ricaptazione della serotonina e della serotinina-noradrenalina) per trasformare un uomo mite in un assassino di se stesso e/o degli altri?

La frase "a quanto pare risulta si sarebbe rivolto ad un medico" significa solo una cosa: psicofarmaci.

Vorrei tanto sbagliarmi, ma sento che non è così. 

Invito tutti a leggere i miei articoli a tema, digitando in alto a destra nel motore di ricerca interno del blog la parola chiave "uccide": vi si aprirà un mondo fino a d'ora sconosciuto.

La moderna psichiatria ha colpito ancora, e adesso che si infanghi pure la memoria di quest'uomo senza nemmeno sapere se sono stati (come io purtroppo credo) gli psicofarmaci somministrati a trasformarlo in ciò che mai sarebbe diventato.

Pietro Bisanti

Per tutti: a breve uscirà il mio primo libro "ASSASSINI IN PILLOLE: La psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere": prenotazioni a pbisant@hotmail.com

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SIAMO COME LA MAREA...LENTA MA INARRESTABILE

LETTERA

Salve Pietro,
Io la leggo con regolarita' e sono certa che il suo blog abbia un notevole successo perche' in tema di psichiatria si cerca di capire qualcosa forse quando....ormai era troppo tardi...e non si e' ancora capito nulla...soluzioni non ce ne sono....e forse non ce ne saranno mai, perche' la psichiatria moderna, come la definisce lei, punta solo e soltanto sul farmaco....e poco sulla ricerca...molto poco..
Io ho perso la mamma per impiccagione circa un anno fa e siamo stati in contatto... 3 mesi e mezzo di cure con psicofarmaci ( xanax, abilify, sicrest, entact, cimbalta....) ed eccoci qua...al secondo natale senza la mamma...ai mille perche' irrisolti..alla nostra vita che continua...ma ripeto.....chi conosce il suo sito? Sufficiente conoscere il sito? I numeri sono esigui....il fenomeno deve essere portato a conoscenza a livello mondiale se si vuole salvare la gente e si devono produrre dati scientifici certi, fondati con dati sicuri accreditati da LEGGI....
LE LEGGI CHE REGOLAMENTANO LA MATERIA A TUTELA DEL CITTADINO CI SONO? Quali sono?
Io penso che solo chi ci passa sa cosa voglia dire...
Ma lei, se mi posso permettere, si e' imbattuto con questa realta' solo nella sua professione o a livello personale con parenti o persone a lei care?
Le faccio questa domanda perche' mi chiedo spesso il perche' della sua attenzione al problema...
Buon lavoro..

Rita


RISPOSTA

Buongiorno Rita,
non posso certo scordarmi di lei e invito a digitare "psicofarmaci e suicidio per impiccagione" nel motore di ricerca interno del blog (si trova a destra) per leggere e comprendere appieno la sua vicenda.

Continuo giornalmente questa opera informativa per dare degno rispetto alla memoria di chi è morto per mano della psichiatria moderna e, come dice lei, è ora di fare il salto di qualità.

Sto cercando di velocizzare la pubblicazione del mio libro, che spero finalmente potrà diventare l'apripista per un cambiamento di mentalità.

Non si aspetti leggi o supporto: il nostro stesso sistema si basa su psichiatria e psicofarmaci, e quindi l'unica soluzione a questo scempio rimane le consapevolezza e la capacità di informarsi e decidere.

Tutti i grandi risultati hanno avuto inizio da una flebile voce: ormai siamo partiti e non ci fermeremo.

In merito alla sua ultima domanda...

La mia vita professionale e la mia vita privata mi hanno permesso di arrivare ad essere quello che sono: aborro il clientelismo, l'ipocrisia, le corsie preferenziali, l'essere debole con i forti e forte con i deboli.

Aborro i favoritismi e il modo in cui l'essere umano sta rovinando se stesso.

Io sto fra i depressi, gli ansiosi, i bipolari, gli psicotici, gli autistici, gli schizofrenici.

Ultimo fra gli ultimi, questa è la mia giusta collocazione.



Pietro Bisanti

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domenica 29 dicembre 2013

20 ANNI DI DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO. PROVO L'IPNOSI?


P London ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO: PAURA DI ESSERE OMO...": 

Salve,

Io sono un ragazzo omosessuale di 31 anni e soffro di disturbi ossessivo-compulsivi da almeno 20 anni.

Negli ultimi 7 mesi non mangio piu la carne ed il latte, purtroppo ancora mangio qualche formaggio (non spessissimo), ed il pesce. 

La mia nutrizione e' veramente sana, tutto biologico, prendo molti integratori (100% naturali - roba di erboristeria e non medicinali), mi curo da quando sono bambino con l'omeopatia e mi sto informando sugli effetti che il cibo puo avere sul nostro corpo.
Aggiungo anche di fare fitness e di avere un metabolismo molto accellerato, per cui devo mangiare di piu del normale, se voglio mettere un minimo di massa e prendere proteine della canapa o di soia.

Ora Le faccio questa domanda: Mettiamo il caso che io, per guarire i miei disturbi psichici sia disposto ad eliminare tutti i cibi "incriminati", cosa mi rimane da mangiare? Parlo anche di pratica, nel senso, che e' facile mangiare una fetta di pane con delle verdure, ti sazia e pensi sia ottimo per l'organismo.

Cosa potrei inserire nella mia dieta quotidiana, che non mi richieda un dispendio di tempo eccessivo?

E poi, cosa ne pensa dell'ipno-terapia? Ho letto buoni articoli sull'ipnosi e gli effetti positivi che può avere su persone con disturbi psichici presenti dall'infanzia. Lei cosa ne pensa?

Distinti Saluti, 


Postato da P London in ALIMENTAZIONE E SALUTE di PIETRO BISANTI alle 29 dicembre 2013 02:17





RISPOSTA

Buongiorno Anonimo,
e grazie del suo commento.

Veniamo a noi...

Non è mia intenzione sollevare un polverone, ma i miei 20 anni di esperienza mi hanno portato a toccare con mano e capire quanto il cibo possa avere un'influenza enorme su tutti gli aspetti del nostro essere, compresa quindi la sfera psichica, mentale, caratteriale, sessuale ed emozionale.

Le faccio un esempio, dato che ha citato la soia, che ritengo un cibo altamente incompatibile.

La soia è infatti grandemente estrogenizzante. Se ha modo di frequentare i blog di salute americani, si renderà conto di quanti genitori l'hanno eliminata dalla dieta dei propri figli piccoli, poiché i maschi sviluppavano atteggiamenti e comportamenti femminili.

Non so quali pensieri intrusivi lei abbia e non ho assolutamente l'ardire di affermare che la sessualità dipenda solo ed esclusivamente da ciò che mangiamo, ma ritengo che anche questo aspetto non si possa e debba escludere.

Se una persona perfettamente eterosessuale comincia ad assumere giornalmente estrogeni, finirà per perdere le caratteristiche maschili.

Questo significa che ciò che noi siamo è anche direttamente ricollegabile alla produzione ormonale, che a sua volta può essere disturbata da ciò che mangiamo.

Altro esempio...

La libido può essere portata a livelli molto alti, anche estremi, attraverso la continua stimolazione del pancreas e delle ghiandole surrenali.

Basta ingerire moltissimi zuccheri raffinati e artificiali.

Torniamo a noi...

Il disturbo ossessivo-compulsivo è diretta conseguenza dell'aumento dello stato ansioso.

I pensieri intrusivi e i successivi rituali compensativi avvengono solo ed esclusivamente in un contesto di ansia generalizzata e non di calma e pace interiore.

Quello che va fatto è semplicemente agire sui livelli di ansia, e tutto magicamente scomparirà.

Il fallimento della psichiatria moderna e degli psicofarmaci è proprio quello di agire sulla soppressione del sintomo, senza eradicare le cause a monte.

Quindi antidepressivi, terapia cognitivo-comportamentale, ipnosi sono e rimangono a mio giudizio pagliativi (anche pericolosissimi, quando si parla di psicofarmaci) poiché guarire significa NON avere i pensieri, e non combatterli quando arrivano.

Non ho nemmeno una grande ammirazione e fiducia nell'omeopatia, pratica costosa che tende anch'essa alla cura del sintomo.

Anche il fatto di non riuscire a mettere su peso lo vedo come un problema di non assorbimento a livello intestinale, diretta conseguenza di un intestino non in ordine.

Può infatti mangiare il pesce più biologico del mondo, ma è e rimane un alimento incompatibile con la nostra struttura anatomica, e quindi dannoso.

Vuole quindi sapere cosa mangiare?

Frutta e verdura alla stato più naturale possibile.

Oltre a tutte le proteine animali, eliminerei anche tutti i cereali, compresi quelli senza glutine, per un periodo di sei mesi.

Via tutti i legumi e tutte le noci, che rimangono comunque alimenti con una grande quantità di antinutrienti.

Non sono un medico, non curo nessuno, non faccio diagnosi né tantomeno prescrivo alcunché.

Ma un consiglio a costo zero non vale meno di una visita dove si sgancia un bel centone.

Ricordarlo sempre.

Pietro Bisanti

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sabato 28 dicembre 2013

SONO TORNATA DALL'INFERNO. È IL MOMENTO DI RINASCERE

LETTERA

Sig. Pietro buongiorno. Il momento di supportarmi è venuto prima di quanto io pensassi e approfitto della sua cortese disponibilità.
Sono le 4.40 di mattina, ieri sera sono andata a letto a mezzanotte inoltrata e sono reduce da una delle solite notti terribili. L’insonnia mi perseguita da mesi e ho paura sia diventata cronica. La situazione di notte è questa da quando non prendo più il minias (oltre 6  mesi fa’), di cui ultimamente abusavo fortemente di sera e persino di giorno, tale era diventata la mia dipendenza. Tanto da non fare più alcun effetto.
Tutto sommato le notti sono meno angoscianti di quando prendevo l’ipnotico, ora mi sveglio e cerco di resistere nel letto fino ad un orario almeno decente per alzarmi, almeno ora guardo l’orologio ogni quarto d’ora sperando arrivino presto le 6, allora, in piena depressione, lo facevo sperando non arrivasse mai mattina. Chi non conosce il problema dell’insonnia forse non capisce quanto questo sia invalidante per la vita di tutti i giorni. Non so nemmeno io come faccio ad andare avanti così da tanto tempo, a lavorare ad occuparmi della casa e della famiglia. Certo è che di giorno, ovviamente, accuso momenti di stanchezza profondi e chiaramente quando si è stanchi si è più nervosi, irritabili, si vede tutto più nero del solito. Quando mi piomba addosso la stanchezza non c’è margine di tempo, mi devo immediatamente riposare perché non connetto veramente più. Di solito mi basta poco, mezz’ora o poco più di training e rinasco. Però mi innervosisco quando la sera magari vorrei guardarmi un film davanti alla tv e alle 9 crollo. E non arrivo alla fine del film.
Oltre a questo, ho una serie di altri problemi fisici che sto cercando di risolvere senza farmaci, nella maniera più naturale possibile perché io di farmaci ne ho presi a quintali e so dove portano. Inoltre, ritengo che molti di questi malesseri dipendano dal mio fisico ancora fortemente intossicato e dal fatto che psicologicamente ancora combatto con il passato. Mi hanno diagnosticato il reflusso e lo stesso dottore che 7 anni fa circa mi prescrisse i primi psicofarmaci per telefono mi ha prescritto un antiacido, il gaviscon ecc., come se non conoscesse la mia storia passata…. Io so bene che se il mio stomaco non digerisce bene è perché la mia mente non ha ancora digerito gli avvenimenti terribili del passato. E a volte mi chiedo se questo succederà mai, se potrò arrivare non a dimenticare ma a pensarci senza starci tanto male. Ogni tanto mi sbuca fuori su gambe e braccia una specie di orticaria che ho notato acuirsi quando sono più tesa e nervosa. Fino a poco tempo fa’ vedevo le stelle quando mangiavo dal grande male in bocca che sentivo, ora avendo eliminato alcuni cibi la situazione è migliorata. Spesso mi si formano tagli agli angoli esterni della bocca, le unghie delle mani, che ho mangiato per anni, ora non riescono a crescere, si sfaldano prima. Spesso schiena e collo sono contratti e doloranti per la tensione. Ogni tanto insomma spunta un problemino nuovo e capita che mi deprimo perché penso come è possibile non stare mai bene? Quella che spero diventerà il mio futuro medico di base dice che il mio fisico deve disintossicarsi, eliminare le tante tossine accumulate. Mi vien tanta rabbia perché so che sono stati i farmaci a rovinarmi, in nome della mia salute mentale la mia salute fisica è stata mandata al diavolo. Un esempio? Durante l’ultimo ricovero di oltre 2 mesi ********** a Bologna non mi è mai venuto il ciclo mestruale ma nessuno si è mai preoccupato di questo. Per loro avrei potuto anche essere un uomo. Mentre il carrello dei farmaci si avvicinava con quel suono inquietante ogni 3 ore per darmi cocktail veri e propri di farmaci per curare il mio cervello chi si occupava della mia salute fisica? E’ forse normale che una donna in età fertile non abbia il ciclo? Ecco tutto viene sacrificato in nome della salute mentale! Sono arrabbiata e tanto, forse se fisicamente ora stessi bene mi sarebbe più facile accettare e digerire il passato ma ogni malessere mi riconduce là, purtroppo. Sono arrabbiata e vorrei cercare di veicolare questa mia rabbia nella giusta direzione ma spesso non ci riesco. Sto’ rileggendo con la mia psicologa, di orientamento antipsichiatrico assoluto, senza la quale ora starei ancora veramente in alto mare, le cartelle cliniche di tutti i miei ricoveri e la cartella ambulatoriale del CSM da cui sono stata seguita per oltre sei anni. Seguita è un eufemismo, quasi tutta la cartella recita la stessa preghiera: la paziente non si presenta alla visita, viene il marito, la paziente si è autodimessa i farmaci. Sì perché mio marito andava dallo psichiatra al posto mio, ci è andato fino a fine giugno scorso quando mi sono imposta e gli ho detto tu la non ci DEVI più andare. Trovati un amico con cui parlare, non abbiamo bisogno dello psichiatra come angelo custode della nostra casa. Non ho ancora capito perché mio marito non può andare a ritirare i miei esami del sangue senza la mia autorizzazione scritta e copia del mio documento ma è potuto andare per anni da solo dallo psichiatra a parlare di ME.
Io di ostruzione ai farmaci ne ho fatta tanta, sia al CSM sia durante i miei ricoveri. Io non li ho mai accettati, mai. Spessissimo li smettevo avendo magari degli effetti negativi dall’averli smessi e avevo tutti contro, tutta la famiglia a dirmi ecco vedi li smetti e stai peggio, non ti vuoi proprio curare!
Per non parlare poi delle balle scritte nero su bianco sulle cartelle dei miei ricoveri. Facendo riferimento sempre all’ultimo ricovero del 2011 ho appreso dalla cartella che il mio TSO è stato revocato 24 ore dopo il mio ingresso in SPDC. Cioè teoricamente, se non fosse che nessuno mi avrebbe aperto la porta di casa perché nessuno mi voleva, avrei potuto prendere i miei 4 stracci con cui ero partita e andarmene. Invece sono stata prigioniera per oltre due mesi. Nessuno mi ha informata sul mio stato di ricovero che era passato da TSO a TSV, se ne sono guardati bene, in compenso ho firmato fogli dove si dichiara che io accetto di proseguire la cura a *********, sono stata informata degli effetti collaterali dei farmaci, accetto l’assunzione dei farmaci anche in dosaggi superiori a quelli indicati…. Insomma, roba da fare accapponare la pelle. Ho fatto tanto ostracismo anche all’ospedale, spesso si recita paziente non consapevole di malattia e non compliant cioè non collaborativa. Controllare che assuma la terapia!!! Sulla mia cartella del ricovero del 2010 c’è scritto che ho dei rapporti familiari malati, che litigo con mio marito (non conosco nessuna che non litighi con il marito), che sono morbosamente attaccata ai miei figli…. cavoli i miei figli…. I miei figli….a casa spesso me li portavano via, mio marito li portava dalle nonne e a destra e sinistra perché io ero pericolosa anche solo al vedermi e all’ospedale non li vedevo mai ovviamente. Io ero una mamma e venivo definita morbosamente attaccata ai figli perché dicevo voglio andare a casa dai miei bambini, possibile che nessuno capisse? Si possibile, nessuno capiva. Ora spesso me li guardo e di nascosto piango, penso a quello che han passato loro che erano/sono bambini e quindi per antonomasia intoccabili. L’ingiustizia più grossa l’han subita loro, che ogni tanto arrivavano a casa da scuola e la mamma non c’era più, era stata ricoverata. Chissà poi di cosa era malata la mamma… nessuno glielo ha mai spiegato forse perché la mamma malata non era, aveva solo bisogno di affetto, cura, amore, comprensione. Poi però li guardo e piango anche di gioia e soddisfazione perché nonostante tutto il delirio che hanno passato sono entrambi ancora con me e sembrano sereni. La mia preoccupazione maggiore era per il mio ragazzo grande che ora ha 17 anni e che non mi parlava nemmeno più. Lui ha passato l’adolescenza in queste condizioni, l’adolescenza che è un periodo delicatissimo, eppure è bravissimo a scuola, nello sport e sta’ recuperando alla grande il suo rapporto con me. Nessuno gli ha mai spiegato nulla se non io poco tempo fa che gli ho detto che ora sto bene perché ho trovato da sola la strada giusta, nessuno gli ha mai parlato eppure pare abbia capito tutto da solo. Ho avuto conferma che il mio ragazzo è sensibile e intelligente.
Poi sulle cartelle cliniche c’è scritto che piangevo, e questo non va bene, che stavo sempre in camera, manco l’ospedale offrisse occasioni ricreative imperdibili, che ero riservata e non parlavo, manco in un posto del genere ci fossero tanti argomenti di cui parlare se non la terapia.
L’SPDC ma fondamentalmente anche le altre strutture private convenzionate dove sono stata sono veri e propri gironi infernali. Non nascondo di avere avuto anche paura per la mia incolumità fisica. I reparti sono misti, ci sono persone di ogni tipo e con ogni tipo di problematica, chiunque può entrare nella tua stanza e fare di te e con te quello che vuole tanto gli infermieri da mezzanotte a mattina si chiudono a chiave in guardiola a dormire. Durante l’ultimo ricovero un paziente che urinava in ogni angolo della struttura fuorché nel wc è entrato nella mia camera ha alzato il braccio nel gesto di suonarmele e ha detto “ti picchio puttana”. Non puoi neanche andare a lamentarti dagli infermieri, sei malata di mente….
Gli ospedali psichiatrici sono vere e proprie discariche di persone con le problematiche più disparate. Per esempio io mi sono sempre chiesta come mai mi trovassi nello stesso ospedale dove si trovava un uomo di oltre 70 anni che dormiva quasi tutto il giorno su una sedia a rotelle con la bocca semiaperta, mezzo nudo, che ogni tanto tentavano di svegliare con l’acqua in faccia e che con disprezzo chiamavano professore….probabilmente aveva una malattia degenerativa ma uno di noi due era nel posto sbagliato.
Dopo più di un mese di ostracismo però ho capito che non avrei avuto scampo se non li avessi assecondati. Che se alla domanda come stai rispondevo male loro mi aumentavano continuamente la terapia. Allora ho cominciato a fare la brava, a non rompere, ad assumere più tranquillamente la terapia, a stare di più nella sala comune, a “diventare più collaborativa” Ho capito che questo era l’unico modo per uscire da li.
Inizialmente avevo paura a leggere le mie cartelle cliniche, terrore puro, poi però mi sono resa conto che sono delle grandi buffonate. Se queste cose tragiche non fossero davvero successe ci si potrebbe anche ridere sopra. Non c’è diagnosi, non c’è cura, solo tentativi, accanimenti, violenze e minacce fisiche e psicologiche. Non stiamo parlando di esperti, non stiamo parlando di basi scientifiche. Gli unici esami che ti fanno all’ospedale sono quelli del sangue per vedere che tu non sia incinta fondamentalmente e l’ECG perché si sa, gli psicofarmaci danneggiano fortemente il cuore e loro devono stare dalla parte dei bottoni.
Ora tanti tasselli della mia vita stanno lentamente e faticosamente riprendendo il loro posto. Tuttavia, faccio ancora tanta fatica. Capisco che l’unico modo per uscirne definitivamente è capire quello che è successo. Ora so che non ero io a essere sbagliata è la psichiatria a esserlo. Ho subito una grande ingiustizia, una violenza anche fisica perché il mio corpo ora chiede il conto. Mio marito che ha sempre appoggiato l’operato degli psichiatri nei miei confronti quando io mi lamento dice beh però è da tanto tempo che non le prendi, proprio lui che non prende mai un moment, mai nulla. Come se le quintalate di farmaci presi si potesse spazzare via con un colpo di spugna.
La mia psicologa dice che mi sono salvata grazie alla mia ostinazione, determinazione e forza di volontà. Finché mi hanno obbligata ai farmaci non c’è stato mai uno spiraglio di luce, ora che finalmente ho sperimentato la mia via alternativa ce la sto facendo. Si perché quasi tutti si dimenticano del fatto che l’adesione del paziente alla terapia è fondamentale per il buon esito della stessa.
Ho capito che di fronte alle tante frottole scritte sulle cartelle cliniche non si può fare nulla dal punto di vista legale. Non è malasanità, è cura, loro hanno il culo paratissimo. Se potessi metterei al rogo sulla pubblica piazza il mio medico di base che mi ha prescritto i primi psicofarmaci per telefono e lo psichiatra che mi ha seguito per tutti questi anni al CSM . Sono criminali autorizzati dalla legge e dallo stato che non ha nessun controllo su di loro che fanno il bello e il brutto tempo. L’ordinanza del sindaco per il TSO è pura proforma, il sindaco non controlla proprio niente e per il TSO ci deve essere parere favorevole di due medici ma bisogna tenere conto che in questa categoria nessun medico va contro il parere di un altro in linea di massima.
Capite queste cose, devo cercare ora di capire cosa fare per me e per le altre vittime per rendere almeno un po’ di giustizia a quanto accade tutti i giorni negli ambienti psichiatrici. E’ un mio dovere morale, la mia brutta esperienza non può andare persa nel vuoto.
Mi ritrovo a spaventarmi quando penso al passato ma credo sia l’unica via. Spero di arrivare a pensarci senza turbarmi tanto. Come mi spavento dell’eredità che questo mio faldone psichiatrico mi ha lasciato. La mia psicologa mi ha detto che non devo mai andare al pronto soccorso da sola perché se vado per un dolore alla gamba e loro leggono i miei precedenti è molto più probabile che io finisca in psichiatria piuttosto che in un reparto dove mi curano la gamba stessa. Questo, son sincera, mi angoscia. La propria vita futura non la sa nessuno, chi mi dice che io non andrò mai per nessun motivo al pronto soccorso da sola, magari in stato di incoscienza?
Mi scuso per essermi dilungata tanto ma scrivere, ragionare con qualcuno che sai ti ascolta con orecchi diversi aiuta tantissimo.
Grazie e cordiali saluti.
Lucia
RISPOSTA
Buongiorno sig.ra Lucia,
sono io che ringrazio Lei e mi inchino dinnanzi al Suo spessore.

Mentre le scrivo, il sangue nelle mie vene ribolle.
Ribolle per la cattiveria che c'è nel mondo; ribolle per tutto il male che esseri umani in camice bianco continuano a fare nei confronti di persone inermi a loro affidate; ribolle per giuramenti solenni che vengono giornalmente e costantemente violati.

Il primo pensiero va al suo medico di base, il cui atteggiamento è stato a dir poco criminale, per usare un eufemismo.

Prescrivere psicofarmaci telefonicamente non è solo una violazione deontologica che può configurare l'addebito di responsabilità penali, ma è anche un atto di puro menefreghismo e di totale ignoranza circa la potenza delle molecole utilizzate in ambito psichiatrico.

Lei è una sopravvissuta, e l'unica arma che ha nel suo arsenale è la sua raggiunta consapevolezza, che la porterà, con un po' di aiuto da parte mia, a tornare finalmente un essere umano degno di questo nome.

Veniamo a noi.

Tutto quello che le sta accadendo è diretta conseguenza di tutti gli insulti psicologici e farmacologi che il suo corpo ha dovuto sopportare nel corso di questi anni.

Ora, il primo passo è assecondarli e mai contrastarli.

Brevi periodi di utilizzo di psicofarmaci sono già sufficienti a mettere il corpo a dura prova, e la conseguente disintossicazione può diventare veramente pesante e tortuosa.

Il mio messaggio è però super positivo: Lei guarirà, eccome se guarirà.

Ora, si dimentichi di tutti i luminari che in buona o cattiva fede hanno provato a "curarla" e si affidi all'unico medico che la conosce al 100%, la stima, la ama e vuole solo il suo bene: il suo sistema immunitario.

Come dico sempre, non sono medico, non faccio diagnosi, non prescrivo nulla e non curo nessuno.

Nessun medico infatti può guarire qualcuno: è il corpo che guarisce se stesso, allorquando gliene venga data la possibilità.

Quindi, quello che è stato è stato, e da ora comincia un nuovo giorno.

Alimentazione vegana rigorosissima, con una percentuale di crudismo almeno all'80%.

Frutta e verdura a volontà, e l'eliminazione, almeno per il momento, anche di tutti i cereali, che sono cibi già di per sé difficili da digerire, e ancor di più in una condizione precaria come la sua.

Insonnia e orticaria sono figlie della stessa madre, e cioè tentativi del corpo di espellere i veleni e trovare nuovamente una condizione di "omeostasi" e cioè di equilibrio.

Concordo con lei che il marchio d'infamia della psichiatria è indelebile, e che anche in circostanze che nulla c'entrano con la "malattia mentale" si possa essere sempre e comunque catalogati come "malati mentali".

Quindi, in ogni situazione, calma assoluta, piena consapevolezza dei propri diritti, e farsi sempre accompagnare da persone fidate che possano schierarsi in nostra difesa se necessario.

E comunque mai far vedere di avere paura. E prospettare azioni legali a chiunque si permetta di infrangere i nostri diritti costituzionalmente garantiti.

Con il motore di ricerca interno del blog si riempia di cultura alternativa, in quanto ci sono centinaia di articoli a disposizione, e per qualunque cosa io ci sono. Sempre.


Pietro Bisanti

Per tutti: a breve uscirà il mio primo libro "ASSASSINI IN PILLOLE: La psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere": prenotazioni a pbisant@hotmail.com

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venerdì 27 dicembre 2013

NESSUNO È OBBLIGATO A PRENDERE PSICOFARMACI. METTETEVELO BENE IN TESTA

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "VOLEVATE DISTRUGGERE QUESTO RAGAZZO CON INVEGA E A...": 

Salve signor Bisanti, le vorrei porre un quesito.
Poniamo il caso che il medico non sia d'accordo alla dismissione del farmaco, la famiglia non ti appoggi e si decida di ricorrere "di nascosto" al fai da te, ovvero allo scalaggio fino a completa eliminazione dello psicofarmaco. Se dopo qualche anno, senza ricadute, ci si accorge di avercela fatta, come occorre comportarsi? Venire allo scoperto e dichiarare di non prendere più farmaci da un bel po' di tempo potrebbe essere visto come un comportamento da punire anche legalmente? Come si potrebbe venire fuori da questa situazione spiacevole? 




Postato da Anonimo in ALIMENTAZIONE E SALUTE di PIETRO BISANTI alle 05 dicembre 2013 16:55


RISPOSTA

Caro Anonimo,
le cito l'articolo 32 della nostra Carta Costituzionale: 

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
Questo significa che solo in regime di trattamenti sanitari obbligatori si è materialmente obbligati ad assumere farmaci, altrimenti vale il libero principio dell'autodeterminazione.
Nessuno può punirla per essere guarito e per averlo fatto buttando nel cesso i farmaci!
L'unico consiglio che mi permetto di darle è di essere sempre riservato, poiché viviamo in una società a volte malata, e quando viene affibbiata l'etichetta di "paziente psichiatrico" è spesso possibile che anche comportamenti assolutamente normali vengano catalogati come patologici.
L'importante è stare bene. 
Se ne freghi di quello che pensa il suo medico di base o i suoi amici.
La psichiatria affonderà sulle proprie fondamenta sabbiose presto o tardi.

LA GENTILEZZA DEVE ESSERE LA NORMA. SOPRATTUTTO IN PSICHIATRIA

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "VOLEVATE DISTRUGGERE QUESTO RAGAZZO CON INVEGA E A...": 

Maresciallo Bisanti l'ammiro per il suo blog e per il suo operato ma purtroppo devo dire che in Italia è difficilissimo trovare tra i giudici, gli avvocati e le forze dell'ordine persone buone come lei. 


Postato da Anonimo in ALIMENTAZIONE E SALUTE di PIETRO BISANTI alle 17 dicembre 2013 05:11


RISPOSTA

Caro Anonimo,
la gentilezza ha un potere inimmaginabile.

Chiunque espleti un lavoro così delicatamente a contatto con il prossimo, lo deve fare capendo che il grande potere che gli viene dato deve essere utilizzato con immensa saggezza.

Durante questi 20 anni di carriera ho capito che la cosa peggiore è fare "il debole con i forti e il forte con i deboli".

Un uomo in manette, così come un "malato psichiatrico" in contenzione, non possono e non devono lasciare indifferenti.

Questo non significa che le manette non debbano essere utilizzate per fermare un rapinatore, così come deve essere utilizzata la contenzione in casi di eccezionale gravità.

Significa però che tutto può essere fatto con umanità, con amore e rispetto verso il prossimo.

Significa sapere di avere sempre davanti un essere umano.

Il mio impegno è per una psichiatria finalmente umana, che scandagli le vere cause organiche/psicologiche alla base di una manifestazione di tipo mentale.

Il mio impegno è far sì che si possa capire che gli psicofarmaci devono essere relegati a rimedio di assoluta emergenza, e solo per contenere temporaneamente situazioni altrimenti ingestibili.

Il mio impegno è far capire al maggior numero di persone possibili che il nostro corpo e il nostro cervello nascono per essere sani e prosperare, e che qualunque "malattia" arrivi è solo conseguenza delle nostre malsane abitudini di vita alimentari e spirituali.

"Cibi puliti-pensieri puliti" e la psichiatria sarà solo un ricordo.

Li manderemo tutti a casa disoccupati.


giovedì 26 dicembre 2013

DIECI ANNI DI SEROQUEL E MOLTO ALTRO...ANNEGA NELLA TUA SPAZZATURA, MA NON ROMPERE LE PALLE

Ieri, dopo il lavoro, mi sono recato a casa di mia madre, per pranzare insieme alla mia famiglia.
Il Natale e le festività in generale rimangono un periodo molto duro per chi deve trascorrerle in solitudine.
Duro perché questa società ci impone quando festeggiare, ma soprattutto perché sembra che sempre meno persone riescano a raggiungere e mantenere un equilibrio camminando con le proprie gambe, senza doversi giocoforza appoggiare a qualcuno.

Attenzione, nessuno nega che l'essere umano sia un animale sociale, e che quindi necessiti di interagire con i propri simili, ma al giorno d'oggi abbiamo raggiunto livelli di dipendenza dal prossimo che a volte sono sconcertanti, o addirittura ridicoli.

Una donna non è un essere inferiore se decide di non sposarsi o di non avere bambini, come un uomo non è un Don Giovanni se decide di andare con tutte le donne che vuole senza dover per forza mettere su famiglia.

La psichiatria e gli psicofarmaci sono riusciti a penetrare così bene all'interno del nostro tessuto sociale per due motivi fondamentali: il primo, la standardizzazione dei comportamenti, per cui qualunque mancato raggiungimento di tali imposti obiettivi (sposarsi, affermarsi etc...) diventa un'enorme fonte di frustrazione; il secondo riguarda invece il totale allontanamento dal vero cibo che qualunque essere umano dovrebbe consumare, e cioè la frutta e la verdura allo stato crudo, con la conseguenza di un deterioramento organico - e quindi mentale - senza precedenti.

Torniamo al pranzo di Natale...

Verso sera mia madre mi avverte che una signora stava citofonando a tutti gli inquilini del palazzo per farsi aprire il portone d'ingresso, in quanto lamentava che la di lei sorella fosse telefonicamente irraggiungibile e di essere quindi preoccupata.

Scendo subito a vedere e mi trovo davanti numerosi parenti, che mi raccontano di come la signora in questione, di 59 anni, vivesse ormai da anni in un regime di isolamento con il proprio gatto, imbottita da dieci anni di ogni tipo di farmaco, tra cui il Seroquel.

Tutto, a loro dire, era cominciato da una delusione d'amore mai veramente metabolizzata. 

Anni di farmaci che sono riusciti a trasformare una bella donna di 35 anni in una balena zombizzante.

Arrivano quindi i carabinieri della locale stazione, e insieme riusciamo a entrare da una finestra.

Della donna nessuna traccia (e dove può essere una donna da sola, la notte di Natale, con raffiche di vento e pioggia battente?), mentre le condizioni della sua abitazione hanno espresso molto bene lo sfascio totale della psichiatria moderna.

Un mare di spazzatura, per usare un eufemismo.

Nemmeno un centimetro quadrato non occupato da rifiuti di ogni genere.

Ricoveri, anni di farmaci, doppie, triple, quadruple prescrizioni, con il risultato che uno annega nella propria immondizia senza però rompere le palle alla perbenista società in cui vive, e che vuole essere lasciata in pace nella propria ipocrisia.

Ma quello che mi ha sconcertato di più è stata l'ignoranza dei parenti, che si lamentavano di quanto fosse intrattabile la signora.

Ho quindi semplicemente spiegato loro che non si può pensare di interagire lucidamente con una persona che prende psicofarmaci da dieci anni, e che ormai i suoi comportamenti erano causa e conseguenza del farmaco stesso.

I loro sguardi, mentre mi guardavano, erano come puntati su di un extraterrestre, mentre in realtà quello che ho detto loro è e rimane di un'ovvietà sconcertante.

L'essere umano ha un crollo emotivo, per cause psicologiche od organiche o entrambe, e al posto di essere supportato psicologicamente e a livello nutrizionale viene imbottito di farmaci, per poi essere rimproverato, ricoverato e tartassato ancora di più proprio a causa dei comportamenti indotti da quegli stessi farmaci.

Non le auguro buon Natale signora, perché degli auguri non se ne farà nulla.

Questa società non vuole e non potrà aiutarla.

Io combatto, anche per Lei.



Pietro Bisanti

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mercoledì 25 dicembre 2013

IO STO CON QUELLI CHE BRINDANO CON LO SPUMANTE CORRETTO "XANAX" E IL PANETTONE FARCITO DI PILLOLE

Questo blog compie il suo anno e mezzo di attività.
Un'attività basata sempre sulla totale mancanza di perbenismo, ipocrisia o falso pietismo.

Oggi per me è una giornata come tutte le altre.

Siamo una società ove ti viene ordinato quando essere triste, quando essere felice, quando sorridere o quando festeggiare.

Una società che ti impone di fidanzarti, sposarti, fare due figli, trovare un lavoro a tempo indeterminato, altrimenti non potrai essere felice.

Una società che è solo capace di imbottirti di farmaci quando ci si ribella a uno schema di vita predefinito falso e ipocrita.

Oggi sono qui a lavorare, proprio perché sono io che decido quando, cosa, come e perché festeggiare.

In tutti i reparti psichiatrici del mondo, un insulso "auguri" riecheggerà tra la sale, come una pioggia che lava via gli altri 364 giorni, durante i quali milioni di esseri umani vengono imbottiti di droghe legali contro la loro volontà.

Io sto fra gli ultimi, fiero di esserlo, combattendo affinché nessuno debba mai più essere calpestato da quella che è diventata la più grande calamità del nostro tempo: la psichiatria moderna.


Pietro Bisanti

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sabato 21 dicembre 2013

PERDE I GENITORI E IL FRATELLO NELLA STRAGE DI LINATE. SI SUICIDA, MA SECONDO ME È OMICIDIO

Sabato 21 Dicembre 2013
di Simone Pierini

BERGAMO - Perse i genitori e un fratello nel tragico incidente di Linatenel 2001Paola Rota si è uccisa ieri nella sua casa di via Marconi a Clanezzo (Bergamo).
 
TROVATA DAL COMPAGNO A trovare il corpo senza vita della 32enne è stato il compagno. Non riuscendo a contattarla, è tornato a casa e ha fatto la drammatica scoperta. Per Paola Rota era stata una mattinata come le altre: aveva accompagnato il figlio maggiore alla fermata dello scuolabus e si era fermata a chiacchierare con altre mamme, prima di tornare a casa.
 
SUICIDA ANCHE IL FRATELLO Dodici anni fa era stato il fratelloMatteo, anch'egli suicida un anno fa, ad accompagnare a Linate i loro genitori, papà Giovanni e mamma Clara che, assieme al fratellino Michele (l'altro fratello Clemens, oggi 22 anni, era rimasto a casa), erano diretti in Danimarca per trovare proprio Paola, che studiava là. In fase di decollo l'aereo si schiantò con un Cessna entrato per errore in pista, provocando 118 morti.
 
118 VITTIME Paola «ha voluto concludere il suo percorso terreno». Così Paolo Pettinaroli, il presidente del 'Comitato 8 ottobre, per non dimenticare', l'organizzazione nata dopo la tragedia in cui persero la vita 118 persone nello scalo milanese, annuncia sul sito la scomparsa di una delle parenti delle tantissime vittime del tragico schianto. «La tragedia di Linate in cui ha perso i genitori ed il fratellino Michele e la disperata fine di suo fratello Matteo (anche lui morto suicida, ndr) -conclude sul sito il presidente della Fondazione- l'hanno fortemente segnata». La giovane, 32 anni, lascia un figlio di 6 anni ed una bimba di 3 mesi. Si è tolta la vita ieri impiccandosi nella casa in cui viveva a Clanezzo, nella bergamasca, dove viveva con i figli e il compagno.


Fonte: leggo.it


COMMENTO

La tragedia è immane, e non voglio perdermi in inutili parole strappalacrime, degne solo dell'ipocrisia e della falsità più sfrenate.

Voglio solo vedere, nel più profondo rispetto per la morte e la sofferenza altrui, questo episodio sotto un'angolazione diversa.

Nei miei 20 anni di operatore nelle Forze di Polizia ho assistito a numerosissimi casi di suicidio, e moltissimi di questi erano farmaco-indotti.

Sì, farmaco indotti, come "urlo" da sempre su questo blog.

Perché ormai solo un cieco non si accorgerebbe che gli psicofarmaci, e in particolare gli antidepressivi delle categorie SSRI e SNRI (rispettivamente, selettore della ricaptazione della serotonina e della serotonina-noradrenalina) trasformano le persone in assassine di se stesse e/o degli altri.

Analizziamo l'articolo, ove dice "Per Paola Rota era stata una mattinata come le altre: aveva accompagnato il figlio maggiore alla fermata dello scuolabus e si era fermata a chiacchierare con altre mamme, prima di tornare a casa".

Calma totale, apparente tranquillità, quando ormai qualcosa si è rotto, e il malcapitato di turno ha già deciso di lasciare questo mondo.

Ma non per volontà sua, ma perché "costretto" sotto l'impulso di farmaci che obnubilano la coscienza e spingono le persone a fare cose che mai farebbero da lucide.

Andiamo avanti: "La giovane, 32 anni, lascia un figlio di 6 anni ed una bimba di 3 mesi. Si è tolta la vita ieri impiccandosi nella casa in cui viveva a Clanezzo, nella bergamasca, dove viveva con i figli e il compagno"

Una donna laureata, con un compagno e due figli si impicca.

L'impiccagione è e rimane il modo di suicidarsi in assoluto più cruento, e il suo perfezionarsi ha alla base o una insormontabile disperazione o un totale stato di incoscienza, come quello indotto dai farmaci.

Vorrei tanto sbagliarmi, ma ho la convinzione che la moderna, demoniaca, malefica psichiatria debba contare una nuova vittima.

È possibile che la sig.ra Rota non assumesse alcun farmaco, e che tutto possa essere ricondotto a quanto accadutole nella vita.

Ma è molto più semplice dare la colpa a un evento, seppur dolorosissimo, avvenuto più di 12 anni fa, piuttosto che finalmente cercare di aprire gli occhi e capire che le persone non vengono uccise dalla depressione, ma dalla cura che viene loro data.

Consiglio, per comprendere a pieno il messaggio di questo blog, la lettura del mio articolo
"PSICOFARMACI E SUICIDIO PER IMPICCAGIONE"oltre ai numerosi altri e similari che si possono trovare nel blog utilizzando il motore di ricerca interno posto sulla colonna a destra.

Pietro Bisanti

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mercoledì 18 dicembre 2013

FARMACI, MINACCE E CONTENZIONE: BENVENUTI NEL XXI SECOLO

COMMENTO AL MIO ARTICOLO "QUATTRO RICOVERI, DUE TSO E UNA VAGONATA DI FARMACI"

Buonasera, sono Lucia l'autrice della lettera di cui sopra. Vorrei rispondere alla sig.ra Rossella dicendo che tante volte ho sperato che la mia storia fosse "pura invenzione" come dice lei, un brutto incubo da cui svegliarsi. Affermazioni come la sua, date dall'ignoranza, sono offensive non solo nei confronti di chi ha sofferto e soffre come me a causa degli accanimenti terapeutici psichiatrici, ma, nel mio caso, soprattutto nei confronti dei miei figli ai quali per oltre sei anni è stata "rubata" la mamma e che hanno rischiato seriamente di finire nelle grinfie degli assistenti sociali. Le consiglio di farsi un giro negli SPDC o negli ospedali psichiatrici delle grandi città per vedere in cosa consiste la cosiddetta "cura". Persone vittime di tre tipi di contenzione, fisica con i legacci, chimica con i farmaci e psicologica con le minacce. Questo stride fortemente con la frase "prendersi cura di una persona, di un malato". Al sig. Pietro invece vorrei dire che da questo nostro primo contatto sto notevolmente meglio, ho dismesso completamente i farmaci, a parte poco valium al bisogno, supportata ovviamente da una psicologa e da un medico di base, una donna, finalmente umana che non mi dispensa solo farmaci ma umanità, tatto e comprensione oltre che consigli per una corretta alimentazione. Come ultimo grosso problema mi è rimasto il sonno ma col tempo spero di ottenere risultati apprezzabili anche su questo fronte. A ben pensarci, è difficile chiudere gli occhi e rilassarsi senza che mi si ripresenti davanti l’infermiere-poliziotto che mi fa aprire la bocca per controllare l’assunzione della terapia o la compagna di stanza che si dimena perché rifiuta la terapia e viene quindi legata al letto. La ringrazio pertanto perché da questo nostro primo contatto di giugno è iniziata la mia risalita e spero possa ricevere tante mail di speranza come la mia. Buon proseguimento di questo lavoro di informazione importante e necessario, cordiali saluti. Lucia





RISPOSTA

Gent.ma sig.ra Lucia,
sono io che devo ringraziare Lei.

Se questo piccolo uomo riesce a far uscire dall'incubo della psichiatria e degli psicofarmaci anche una sola persona, anni di studi e lavori non saranno andati sprecati.

Come operatore delle Forze di Polizia, con una ventennale esperienza alle spalle, non riesco comunque a non schifarmi di quanta cattiveria fluisca nelle vene di chi sarebbe deputato, in un modo o nell'altro, a tutelare i più deboli.

Questa testimonianza mi da ancora di più la forza per continuare questa opera informativa senza precedenti e per aiutare il vero datore di lavoro di ogni persona che lavori nel sociale: il Popolo italiano e chiunque calpesti il suolo del nostro Paese.

Ora, avanti così. Migliori sempre di più l'alimentazione come già spiegato e vedrà che anche il valium sarà presto un ricordo.

Pietro Bisanti

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